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Giacomo Papi: La Società degli “Scartati”

Intervista completa a cura di Caterina Ceccuti sul numero di giugno di Nuova Antologia
Cambiare prospettiva, rompere gli schemi con cui siamo abituati a
guardare il mondo per aprire la mente a un orizzonte più ampio di possi-
bilità e, già che ci siamo, qualche volta provare a sconvolgere le certezze
che ingessano le nostre vite, seminando pizzichi di sana confusione tra le
idee. È il consiglio di Giacomo Papi, scrittore ben noto e apprezzato al
pubblico dei lettori di narrativa e alla critica, che sfida le convenzioni a
colpi di una scrittura intelligente e avventurosa, per dipingere paesaggi
antropologici alternativi dagli stereotipi di cui siamo abituati a circondarci.
Per farlo non ha paura di attingere alla sfera dell’immaginario e del fan-
tascientifico, ma solo nella misura in cui riesce a concedere maggior spes-
sore alla morale del testo, che resta profondamente ancorata alla storia,
al costume e soprattutto alle urgenze del nostro tempo. Ne emerge un
dualismo netto, una coesistenza tra livelli differenti o diverse dimensioni,
che rappresenta il punto di forza delle sue trame. Nel romanzo I primi
tornarono a nuoto (Einaudi Editore), per esempio, si crea una coesistenza
forzata tra vivi e “ritornati” dal mondo dei morti, che miracolosamente
resuscitano da tutte le epoche del passato, colonizzando il mondo. Nel
successivo La compagnia dell’acqua (ancora Einaudi) invece, il parallelo
si crea tra il mondo in superficie – qui contestualizzato nella metropoli di
Milano – e un sottomondo ben strutturato in una società sotterranea
lungo i canali dell’acquedotto e delle fogne. Gettare il seme della confu-
sione, si diceva, per insegnare al lettore a prendere in considerazione
punti di vista alternativi. Papi lo fa anche quando sceglie di non tracciare
una distinzione netta tra bene e male, personaggi buoni e cattivi. Nel
districarsi de La compagnia dell’acqua la società degli “scartati” si batte
per difendere quello stesso mondo che li ha emarginati, ma vi sono anche
«coloro che vogliono tornare alla luce, perché il male galleggia e tenta
sempre di risalire». È dunque destino della razza umana, persino quella
reietta e emarginata, combattere per tenere a bada un istinto di autodi-
struzione. Comunque sia, la morale – così come l’auspicio che stupisce
per primo l’autore –, si riassume in quel senso del bene e del bello che,
nonostante tutto, l’uomo ha sempre la voglia di cercare e la determina-
zione di perseguire.
Altro dono utile che ci arriva dalla scrittura di Papi è rappresentato
dall’importanza del passato individuale e della memoria storica. Sotto i
marciapiedi di Milano non esistono solo le fogne e i canali, ma anche i
ruderi dei palazzi distrutti che rappresentano la memoria della città ed evo-
cano ricordi o paure nei protagonisti. Alla pari, ne I primi tornarono a
nuoto, incalza con vigore la presenza del passato che ritorna, attraverso i
reincarnati che provengono da ogni epoca della storia. Bisogna infine attri-
buire a Papi un’indubbia attitudine all’insegnamento. Dai suoi romanzi
emergono doti come la curiosità sulle origini delle cose, la ricerca del loro
perché, e soprattutto la tendenza a volerle condividere rendendole compren-
sibili e interessanti per chi legge. Sarà per questo che da settembre scorso è
direttore della Scuola di scrittura Belleville di Milano, una realtà dinamica
e trasversale che offre corsi dedicati ai giovani ma anche ai lavoratori.