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Orietta Malvisi: Pragmatismo e Spiritualità

È una storia di spirito, cuore, passione. Ma anche di pragmatismo ed estrema razionalità quella scritta a sei mani – e per tre generazioni – dalle donne della famiglia Malvisi. Madri, mogli, grandi lavoratrici con un dono prezioso che passa dall’una all’altra come una segreta eredità: la medianità.

A raccontare una trama autobiografica e intergenerazionale, tessuta con il mistico fil rouge della scrittura automatica, è l’imprenditrice Orietta Malvisi Moretti, già giornalista freelance per le maggiori testate Rizzoli, nel romanzo dal titolo Angeli di seconda categoria (GSE Editore).

«Volevo raccontare una storia distante dalla nevrosi della contemporaneità in cui viviamo, che assale e assuefà tutti quanti – commenta l’autrice –. Volevo ritornare al miracolo della spiritualità e dei buoni sentimenti. Ma, soprattutto, volevo rivelare a mio figlio Gabriele certi passaggi della delicata storia d’amore che lo lega a sua nonna e a sua madre».

Una storia schietta e vera, seppur a tratti difficile da comprendere e accettare fino in fondo, che l’autrice racconta in terza persona sotto lo pseudonimo di Alice – sua giovane protagonista –, ma che si rivela autobiografica in infiniti modi nel corso del racconto. Siamo in epoca post sessantottina, nel fermento dei grandi cambiamenti.

Le donne combattono per affermare la propria identità e modificare la posizione femminile nella scala sociale. Alice/Orietta, genovese di nascita, appena ventenne si trova a Milano, con un marito e un bimbo piccolo. Ma al ruolo di madre tout court preferisce quello di giornalista freelance, sempre a caccia di notizie per questa o quella redazione, speranzosa di approdare a una collaborazione strutturata e continuativa.

Sono gli anni delle grandi inchieste, e Alice/Orietta ne firmerà alcune tra le più shoccanti per la rivista Amica, come quella sulla visione dell’aborto da parte della Chiesa Cattolica (per scrivere la quale si fingerà una fedele penitente dietro la grata dei confessionali di tutta Milano, rischiando la scomunica). Oppure inchieste pericolose, come quella sulla vita notturna delle strade milanesi, in cui la protagonista si finge prostituta rischiando a più riprese la propria incolumità.

Alice non ha paura di dimostrare al mondo l’indipendenza e la determinazione di cui sono fatte le donne «Ne ero convinta allora, giornalista appena ventenne, e ne sono ancora più convinta oggi che ho costruito la mia vita professionale all’interno di un’azienda: quello di Alice non è solo il racconto di una vita, la sua, ma è un focus sui problemi di tante donne che, come lei, hanno scelto di dare valore ideologico ai propri sogni.

Con le mie inchieste di allora volevo creare un filo diretto proprio con loro, immedesimandomi con queste donne per dare voce ai loro problemi e mettere in chiaro certi aspetti della condizione femminile difficili da comprendere, a meno di trovarsi a viverli in prima persona, e fin troppo facili da giudicare dall’esterno»

(Intervista integrale sul numero di gennaio-marzo di Nuova Antologia disponibile sul sito www.polistampa.com)